Albo Pretorio

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Enrico Cocchia fu un illustre filologo irpino, nato a Cesinali (Avellino) il 6 giugno 1859 e morto a Napoli il 13 agosto 1930.
Egli dedico la sua vita non solo allo studio attento e critico dei documenti linguistici e letterari di varie civiltà, ma fu anche consigliere provinciale di Avellino, direttore dell'istituto Orientale di Napoli, Rettore dell'Universita di Napoli.




Quali spunti trae la scuola dalla vita
e dagli insegnamenti di Enrico Cocchia


Enrico Cocchia, negli anni del liceo, insieme ad altri compagni tra i più capaci, veniva convocato a scuola, la domenica mattina per insegnamenti aggiuntivi, volti a potenziare i talenti più promettenti. Quindi, già la frequenza scolastica del liceo, da parte di Enrico Cocchia, rappresenta una concreta anticipazione di un principio molto seguito nella scuola secondaria di primo grado "Enrico Cocchia", quello della valorizzazione dei livelli di eccellenza degli alunni.
Di particolare importanza appare, inoltre, il pensiero di Enrico Cocchia relativamente alla necessità di realizzare percorsi di apprendimento che non siano avulsi dal contesto della vita quotidiana.
Evitare il "fatale dissidio tra la scuola e la vita" che, a parere di Enrico Cocchia "ha paralizzato sempre tanta parte delle nostre energie", rappresenta per i percorsi formativi della scuola che reca il suo nome, un forte monito ad utilizzare le discipline come chiave di lettura della realtà, come veri e propri paradigmi di pensiero, applicati a specifiche categorie di fenomeni.
Occorre, scriveva Enrico Cocchia, "applicare al lavoro i frutti del sapere e mettere la scienza alla portata del comune benessere" (in La funzione sociale e politica del R. Istituto Orientale). Una particolare coincidenza tra il pensiero di Enrico Cocchia e lo spirito che da sempre serpeggia nella scuola può essere rilevata nella forza e vitalità dell'impostazione della vita scolastica: "Tutte le libertà mi son care", scriveva, "tranne che due sole, quella del malefizio e quella dell'ozio che lo propaga e lo moltiplica".
"L'ozio e il malefizio" sono sfuggiti anche nella scuola secondaria di primo grado "Enrico Cocchia" da sempre esempio di volontà, tenacia e perseveranza per le giovani generazioni che da essa hanno tratto e continuano a trarre, in anni molto importanti della loro formazione, i contenuti di una cultura che serve innanzitutto come spunto per l'acquisizione di uno stile di vita.
Nell’opera “Le vie fluide del commercio mondiale” Enrico Cocchia scriveva: “Le sorti dei popoli hanno la loro elaborazione più remota nella dura fucina della scuola. È la scuola che prima agguerrisce alle difficili lotte della vita”. Nelle sintetiche note che seguono dovrebbero essere rilevati i principi fondamentali a base dell’azione organizzativa della scuola: modello di vita per gli alunni; garanzia del successo formativo egualmente garantito a tutti, ma in forma differenziata a seconda delle diverse esigenze educative; discipline di studio strategicamente utilizzate e raccordate come strumenti per la piena formazione; operatività, concretezza, protagonismo da parte degli alunni nei percorsi di apprendimento; contestuale orientamento scolastico-professionale attraverso idonei percorsi didattici che, come già sottolineava Enrico Cocchia, rendono lo studio funzionale alla vita, e garantiscono a ciascun ragazzo di trovare “la bussola” per la propria esistenza (J. Delors in “Nell’educazione un tesoro”, 1995).
E così, la scuola secondaria di primo grado “Enrico Cocchia”, utilizzando al meglio l’autonomia “didattica, organizzativa e di ricerca e sviluppo”, riconosciutale dagli articoli 4, 5, 6 del D.P.R. 275/’99, punta a realizzare una scuola fondata sui principi forti, ancora attuali, espressi dal filologo irpino anche in modo da conferirgli, contrariamente ai suoi contemporanei, una fama pari ai suoi meriti.